Tipo

Nei giorni scorsi io, lo scrittore e la scrittrice grande abbiamo avuto alcune piacevoli conversazioni sull’evoluzione della lingua. Certe volte, alcune delle conversazioni interessanti che abbiamo, partono un po’ per caso, mentre parliamo di tutt’altro.

Esse e plurali

Una prima parte della conversazione si è svolta in macchina tra me e lo scrittore mentre andavamo alla pescheria. Mentre chiacchieravamo del più e del meno, lo scrittore mi dice che una cosa lo infastidisce…il fatto che a scuola tutti (compresa la maestra) pensino che il plurale di spaghetti sia spaghettis. Vero, dico io, tu sei fortunato a sapere che non è così in italiano. Ma sai, la lingua si evolve e si adatta a secondo dell’uso che le persone ne fanno. Infatti in italiano anche noi trattiamo le parole inglesi come fossero italiane. Ad esempio le parole che riguardano l’informatica e sono entrate nell’uso comune come computer o file rimangono invariate al plurale…il computer/i computer, il file/i file. Insomma, lo sai benissimo che queste esse non ci entrano proprio in testa e che io e papà sbagliamo spesso ad usarle … (risata)… Puoi così dire che il plurale di computer e computers, ma se gli italiani nella lingua parlata non lo usano, alla fine la grammatica si adegua.

Funziona proprio cosi, la lingua parlata modifica le regole della grammatica e sul lungo periodo, la vince sulle regole stesse, le modifica e in questo modo consente alla lingua di evolversi.

Like…

Il giorno successivo esce un secondo tema linguistico. Spesso i ragazzi australiani, parlando fra di loro, ripetono continuamente la parola like…she was like, I was like, it’s like…a volte alcuni insegnanti dicono ai bambini di stare attenti a non usare spesso like, almeno così stava spiegando la scrittrice grande, di come Mr. Pierce li avesse richiamati in classe e un bambino abbia continuato con: “Ok Mr. Pierce, but…like…” e tutti fossero scoppiati a ridere in classe. Allora io ho spiegato che anche in italiano esistono espressioni simili. I nostri ragazzi ripetono spesso la parola tipo. Certo, dicono loro, ce lo ricordiamo benissimo in Italia che la maestra in classe li sgridava! Quando io ero piccola, nessuno diceva tipo, tutti dicevamo come al suo posto. Però usavamo spessissimo l’espressione cioè. Ecco un altro esempio di evoluzione della lingua!

Tipo…

Insomma mi fermo qui: queste sono il tipo di conversazioni che mi illuminano, quando scattano nella nostra vita di tutti i giorni. Se prima il nostro lavorare sull’italiano era più orientato a migliorare il vocabolario, a correggere le espressioni strane, a utilizzare tempi dei verbi più appropriati (tutte cose che accadono ancora), ora ci capita di ragionare in modo più profondo sulla lingua e le sue connessioni con quello che accade nella vita reale. E devo ammettere che dopo nove anni lontani dall’Italia, non sono più molto sicura di come si sia evoluta la lingua parlata. Certo è che quando andiamo in Italia, anche solo per qualche settimana, ricomincio ad utilizzare alcune espressioni che poi vanno nel dimenticatoio e ricompaiono solo al viaggio successivo. Tipo…

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A voi la parola...

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