The Italians, Luigi Barzini

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Ho appena finito questa lettura davvero davvero illuminante sul nostro carattere, il carattere degli italiani.

The Italians, Luigi Barzini, New York 1964

Ne esiste una traduzione in italiano intitolata Gli Italiani. Virtù e vizi di un popolo, edita da BUR (l’ultima edizione è del  2008, quindi si trova ancora in commercio).

L’autore200px-Luigi_Barzini_Jr

Luigi Barzini è un giornalista italiano.  Ha completato i suoi studi alla Columbia University, New York, dove si trasferì con la famiglia (il padre lavorava come corrispondente del Corriere della Sera). Quindi un expat e bilingue come i nostri cuccioli-expat.  Negli anni ’30 ritornò in Italia, lavorò per il Corriere come corrispondente e si stabilì a Roma. Fu anche Deputato per il Partito Liberale tra il 1958 e il 1972. La versione originale del libro è in inglese perché destinata al pubblico americano.

Perché vi consiglio di leggere questo libro

Ho trovato questo libro illuminante sul carattere  e la storia d’Italia e degli Italiani. Il suo approccio è sostanzialmente storico: cerca di spiegare (più che giustificare) il carattere e lo stile di vita degli italiani degli anni ’60 attraverso gli avvenimenti e i personaggi che si sono susseguiti nella storia della nostra penisola.

This book was very difficult to compile. It is notoriously easier to write about things and people one does not really know very well. One has fewer doubts. But to write about one’s own country was a tortured enterprise. I knew too much. (1)

Vi consiglio di leggerlo perché:

# la sua analisi è lucida e distaccata, ma anche ironica e partecipata: non si esclude dagli italiani, al contrario si sente pienamente oggetto della sua analisi.

# i suoi punti sono costruiti con una ricerca storica accompagnata da un’analisi originale e personale, non il classico libro giornalistico che si costruisce in due settimane. La ricerca è accurata e profonda. Le sue opinioni esplicite e significative.

# alcune delle sue definizioni ed espressioni sono, a mio parere, diventate iconiche. Rappresentano gli italiani in modo preciso e tagliente. Ma giusto e onesto.

Italy has never been as good as the sum of all her people. (2)

La sua teoria si basa sul fatto che gli italiani pur essendo, presi individualmente, creativi, geniali, originali e creatori di grandi cose, non sono mai riusciti a “fidarsi” completamente di un unico sovrano, di un’unica legge, insomma non sono mai riusciti a unirsi e combattere per l’unità e l’indipendenza. Cerca quindi di spiegare a chi italiano non è, come tutto questo sia stato possibile nel corso dei secoli.

He [Mussolini, ndr]  had dedicated his life  just putting up a a good show, a stirring show. He had managed to do it extremely well. (3)

Si sofferma in particolare su alcuni personaggi come Cola di Rienzo e Guicciardini, Cagliostro e Mussolini per far capire al lettore americano che l’Italia che il mondo conosce, l’Italia delle vacanze romane, della Dolce Vita, in un’espressione il mito dell’italiano che “si gode la vita” si fonda sulla necessità di costruirsi una realtà fittizia e piacevole allo scopo di “dimenticare” la durezza della vita reale, della lotta per la sopravvivenza (si accende anche a voi la lampadina TV italiana dei nostri giorni? A me sì.) Anche negli anni ’30 al Corriere andava l’idea che se non parli della crisi, allora la crisi non esiste (“The very first instruction I received, in 1930, when I joined the Corriere della Sera bureau in London, were: <Do not mention the world economic crisis>” (4)). Incredibilmente, sembra avvenga la stessa cosa 80 anni più tardi. Diciamo che questo è uno dei motivi che mi spinge a non sottovalutare le sue opinioni ;o)

The destruction of the city […] was taken to be a clear sign of the wrath of God in retribution for the vices and the sins of the people. It destroyed their soul. It weakened irremediably their pride and their will to live as one nation, because Rome […] was also the symbol of their national existence. (5)

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Battaglia di Fornovo notturna, Ilario Mercanti detto lo Spolverini, 1710

Descrive poi minuziosamente alcuni periodi storici e alcuni avvenimenti che ritiene “responsabili” della situazione italiana contemporanea. In particolare ritiene decisiva per le sorti del nostro paese la sconfitta nella Battaglia di Fornovo, 1495. La sconfitta infatti portò al Sacco di Roma del 1527, una catastrofe dalla quale gli Italiani non si ripresero più e che segnò il carattere nazionale.

Scholars have always recognized the Italian family as the only fundamental institution in the country, a spontaneous creation of the national genius, adopted through the centuries to changing conditions, the real foundation of whichever social order prevails. (6)

Interessantissimo è il capitolo sul Potere della Famiglia. La famiglia come un’istituzione in grado di “proteggere” l’individuo, anche contro le istituzioni ufficiali, delle quali, ovviamente, non ci si può fidare. (Ancora ci vedo una lettura di avvenimenti attuali come la difesa strenua di comportamenti illegali dei propri familiari contro le forze dell’ordine o le istituzioni che avvengono regolarmente in Italia).

Sicily is the schoolroom model of Italy for beginners, with every Italian quality and defect magnified, exasperated and brightly coloured. (7)

Infine il capitolo sulla mafia, anzi sulle mafie: una con la lettera minuscola e l’altra con la lettera maiuscola. La prima una amplificazione delle relazioni familiari all’italiana, la seconda un’associazione a delinquere, ma con precisi principi. Tenendo presente che scrive negli anni ’60, credo che l’istituzione non fosse ancora stata inglobata nella corsa sfrenata all’arricchimento del post-capitalismo, senza principi d’onore, quindi.

Mi fermo qui, ma gli spunti del libro sono moltissimi. Davvero, se vi ho stuzzicato l’appetito, LEGGETELO!!!

Dedica

Ho deciso di dedicare questo post a mio zio Sergio, perché sicuramente apprezzerebbe la lettura. Ma soprattutto perché ha saputo ispirare una generazione di figli e nipoti grazie alla sua passione per la  storia e la storia dell’arte, di cui lui è un Maestro. E da poche settimane ha iniziato a ispirare una seconda generazione di fanciulli, con l’arrivo delle sue meravigliose nipotine. Grazie!

Traduzione in italiano delle citazioni:

1- Questo libro è stato molto difficle da scrivere. Si sa che è più facile scrivere di cose e persone che non si conoscono molto bene. Uno ha meno dubbi. Ma scrivere della propria nazione è stata un’impresa massacrante. Conoscevo troppo.

2- L’Italia come nazione non ha mai eccelso quanto i suoi singoli individui.

3- Mussolini ha dedicato la sua vita a mettere in scena uno spettacolo, uno spettacolo entusiasmante. Gli è riuscito davvero bene.

4- Il primissimo ordine che ho ricevuto nel 1930 quando sono entrato nell’ufficio del Corriere della Sera di Londra è stato: <Non menzionare la crisi economica mondiale.>

5- La distruzione della città […] è stata interpretata come un segno chiaro della collera divina per i vizi e i peccati della gente. Ha distrutto le loro anime. Ha irrimediabilmente indebolito il loro orgoglio e la loro determinazione a vivere come una nazione unita, perché Roma […] era anche il simbolo della loro esistenza come nazione.

6-  Gli accademici hanno sempre riconosciuto la famiglia italiana come l’unica istituzione fondamentale della nazione, una creazione spontanea del genio nazionale, che si è adattata attraverso i secoli ai cambiamenti, il reale fondamento di qualsiasi ordine sociale predominante.

7- La Sicilia è “l’Italia for Dummies” (il modello di riferimento per ogni principiante che voglia studiare l’Italia), con tutte le qualità e i difetti di ogni italiano amplificati, esasperati e dipinti a tinte brillanti.

Non avendo la versione italiana a disposizione, sappiate che le traduzioni sono mie. Spero rendano l’idea.

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Un pensiero su “The Italians, Luigi Barzini

  1. Straordinario saggio! lo includo sempre nella lista dei libri “Assolutamente da leggere” dei miei studenti liceali. Un giornalista anglosassone ne sta aggiornando l’edizione: ha pubblicato un saggio dalla stesso titolo che pare essere in parte un tributo al saggio di Barzini!

A voi la parola...

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