Il futuro è dei nostri bambini bilingui -1

Alcuni anni fa, ho scritto un articolo sul bilinguismo per il sito expatclic.com, un sito con il quale ho collaborato per alcuni anni.

Su expatclic ho incontrato alcune delle donne expat più interessanti e coraggiose che abbia mai conosciuto e nonostante la nostra amicizia sia solo virtuale (nel senso che non ho mai incontrato la maggior parte di loro personalmente) considero alcune di queste persone fra le mie amiche più fidate. Amiche con le quali condividere problemi e scelte della vita expat che loro colgono e comprendono benissimo, con grande com-passione (nel senso etimologico del termine). Anna, Alessandra, Claudia, Annalia sono alcune delle persone con le quali ci “sentiamo” via skype o per email ogni tanto, ma sulle quali so di poter contare in caso di expat-emergenza. È grazie a expatclic poi che ho incontrato Barbara, di cui vi ho parlato qui, …lei di pirsona pirsonalmente!!! (E potete leggere del nostro incontro nel suo blog).

Solo oggi, non so come mai, ho pensato che questo articolo potrebbe interessare chi come me sta crescendo figli bilingui. Eccolo allora. Fatemi sapere cosa ne pensate.

 

Il futuro è dei nostri bambini bilingui – prima parte

Uno dei risvolti positivi del nostro vagabondare per il globo è che i nostri figli parlano più di una lingua. Vederli comunicare in modo spontaneo e immediato in lingue diverse è una sorpresa ogni volta, e un regalo.
Un regalo reciproco che noi facciamo loro e che loro ci restituiscono moltiplicato.
In questo articolo, mi piacerebbe condividere con voi alcune idee riguardo le nostre famiglie e i nostri bambini plurilingui e alcune ragioni e modi per mantenere l’italiano, la lingua più bella del mondo perché porta, per i nostri figli, il suono della nostra voce.
Accompagnerò l’articolo con alcune mappe mentali. Ho scelto di utilizzare questo mezzo per tre ragioni essenziali.
Le mappe mentali permettono di sintetizzare in modo estremamente efficace e preciso un tema. Costringono a trovare la parola giusta per ogni concetto.
Ogni mappa ha dello “spazio bianco” attorno. È lo spazio di chi legge: uno spazio per pensare, aggiungere, completare, partecipare e quindi arricchire e personalizzare la nostra riflessione.
Si adeguano perfettamente al mio personale modo di organizzare le conoscenze. Spero conquisteranno anche voi!*

La famiglia multilingue.

Nelle nostre famiglie si parlano almeno due lingue:

l’italiano e …                                                         la lingua di papà
(lingua della mamma expatclic)         e/o        la lingua del posto dove viviamo.

Ci sono poi moltissime situazioni che portano i nostri figli a entrare in contatto con altre lingue: la lingua della baby-sitter, quella di amici e compagni di scuola che vengono da altre nazioni, quella della cuoca, del vicino di casa e così via.
Il nostro compito è di offrire ai nostri bambini la possibilità di godere al meglio di questo ambiente linguistico ricchissimo.
Se noi siamo consapevoli di quello che accade (linguisticamente parlando) nella nostra famiglia, avremo maggiori possibilità di non lasciare la crescita linguistica dei nostri figli all’improvvisazione e sapremo gradualmente intervenire per aiutarli e sostenerli.
Vi suggerisco allora, innanzitutto, di scegliere una strategia linguistica familiare. Eccovi una breve descrizione delle più comuni, che ritroverete nella prima mappa:
OPOL – one parent, one language: ciascun genitore parla la propria lingua madre al figlio
mL@h – minority language at home: la lingua della famiglia è diversa e minoritaria rispetto a quella dell’ambiente in cui si vive; una lingua in casa, una lingua fuori
patterns – si sceglie di parlare una lingua in una situazione particolare. E lo si fa in modo costante. Ad esempio la lingua per il gioco, la lingua per il playgroup, la lingua per i nonni e cosi via.

Il principio essenziale che sta dietro queste strategie è che ciascun adulto è portatore di un patrimonio linguistico radicato nel proprio Paese di origine e parlando la propria lingua con il figlio potrà trasmettergli non solo l’aspetto linguistico, senza problemi di accento, ma anche quello di cultura che ogni lingua si porta dentro: il modo in cui parliamo loro, la scelta dei termini, a volte anche l’uso di espressioni dialettali, parlano del nostro mondo che abbiamo lasciato in Italia, che per noi è la nostra storia, la nostra vita, ma per i nostri figli è spesso solo un racconto che passa, appunto, attraverso la nostra lingua madre.

mind map1-famiglie plurilingue

Il bambino bi (+++) lingue

Certo non è sempre tutto facile. Il bambino bilingue (dico bilingue, ma intendo ogni bambino che parli più di una lingua) si trova in bilico su una bilancia: da un lato il suo bagaglio cognitivo e di esperienze si arricchisce enormemente, dall’altro incontra alcune difficoltà.
Gli studi più recenti dei linguisti sostengono che gli aspetti positivi controbilanciano efficacemente le difficoltà: il plurlinguismo è un valido aiuto che sostiene il bambino su fronti diversi dello sviluppo (personale, sociale, culturale e cognitivo).

 

Le difficoltà che incontra possono essere di diverso tipo. Qui punterò l’attenzione esclusivamente su problemi di tipo linguistico, perché credo siano quelli che più da vicino tocchino i nostri bambini e le nostre famiglie plurilingui. Miscugli di parole tratti dalle diverse lingue, errori grammaticali ed espressioni-ponte tra una lingua e l’altra sono all’ordine del giorno: Mamma, sto jumpando!, Chi ti piace giocare con? Posso avere un lolly? chissà quante potremmo elencarne!!!

 

mind map2-bilinguismo

*Le mappe che ho utilizzato in questo articolo si definiscono mappe mentali (mind maps, l’inventore è Tony Buzan). Le ho incontrate nel corso del mio lavoro di insegnante e ho deciso di approfondirne la conoscenza e l’utilizzo. Per la loro realizzazione, ho chiesto la consulenza ad un’esperta mind mapper, Roberta Buzzacchino, che ringrazio per la disponibilità e la professionalità. Roberta ha un blog che vi invito a visitare: è una miniera di spunti interessantissimi.

elenainaustralia
Melbourne, novembre 2010

PS: pubblicherò la seconda parte dell’articolo nei prossimi giorni. Stay tuned!

 

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Un pensiero su “Il futuro è dei nostri bambini bilingui -1

  1. Pingback: Il futuro è dei nostri bambini bilingui -2 | macomefa?

A voi la parola...

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