C’è scuola e scuola

Bilancio n. 2

Una delle cose più interessanti, per me e per i piccoli scrittori, è stato vedere il funzionamento di una scuola radicalmente diversa da quella a cui ci siamo abituati in Australia.

Spazi

capoluogoIntanto gli spazi: il primo commento vedendo il cortile è stato “dove si gioca?” e il secondo “ma questo è un parcheggio non un parchetto!”. La scuola è collocata in un vecchio edificio (vedi qui per i dettagli) e il cortile è un quadratino asfaltato senza attrezzature. Anche le classi sono molto diverse, arredate solo con i banchi, senza spazi dove sedersi per terra o fare progetti particolari. La biblioteca è una piccola auletta con pochi libri. L’aula computer…no comment!

Organizzazione

I tempi scolastici sono molto diversi. In Italia la scuola incomincia prima e finisce dopo, con un brevissimo intervallo di 10 minuti nella mattinata e uno invece lunghissimo di un’ora e mezza circa per il pranzo, visto che c’è la mensa (dove si mangia davvero mamma!) ma non è obbligatoria, quindi i bambini che vanno a casa devono avere il tempo necessario per mangiare e ritornare. C’è un orario, ma si resta sempre nella stessa classe, sono gli insegnanti che cambiano.

Cosa si fa

Riporto alcuni commenti:

Ma qui urlano tutti mamma! Urlano i bambini, urlano le maestre!

Si scrive trooooooppo! Mi dici a cosa serve scrivere tutte queste cose se le so già!

Bello il libro! Posso leggere da solo le informazioni che mi interessano.

Quanti compiti!

No, io il problema così non lo faccio (ndr. con dati e risposta), lo risolvo all’australiana.

sussidiarioCome si intuisce dai miei post sulla scuola, penso che lo scopo della scuola in Italia e in Australia sia radicalmente diverso.

In Italia si chiede ancora ai bambini di essere bravi esecutori, di studiare e ripetere il pensiero di altri, di scrivere correttamente ed essere veloci a fare calcoli anche difficili. A mio parere manca il lavoro sul pensiero critico e sul pensiero divergente. Il problema più grande è che così si fa davvero fatica a differenziare tra un bambino e un altro: tutti devono fare la stessa cosa, dare la stessa risposta.

In Australia si lavora molto hands-on, si trovano soluzioni a problemi complessi,  si lascia spazio alla personale iniziativa dei bambini sia nel ricercare informazioni sia nel proporre soluzioni sia nel realizzare progetti. A mio parere manca completamente il concetto di esercitazione e di studio. Manca anche uno studio organico di discipline come la storia e la geografia (il mio pallino fisso ;o). Con il rischio che si chiede continuamente di esprimere opinioni anche su cose di cui non si conosce nulla. Discutibile.

Compiti

I compiti in Italia (ne ho già parlato qui, ma ora lo abbiamo speriementato sulla nostra pelle) sono tanti. Molto ripetitivi. Di pura esecuzione.

Li abbiamo fatti al meglio delle nostre capacità, chi più chi meno, e adattando alla personalità di ciasun piccolo scrittore. La scrittrice grande non si è tirata indietro e ha fatto tutto quello che le veniva richiesto nel modo in cui “si fa” in Italia. Lo scrittore ha fatto tutto quel che doveva, ma concedendosi un po’ più di Oz style. La piccola scrittrice in erba ha lavorato sodo anche se con la lettura non abbiamo pressato molto.

Insomma, al carico di lavoro siamo sopravvissuti, ma alla “noia” della tipologia di compito, un po’ meno!

Tirando le somme…

È stata una grandissima opportunità per vedere le  cose da un diverso punto di vista.

Sebbene in generale i piccoli scrittori preferiscano la scuola in Australia, riconoscono tutti di aver fatto cose molto interessanti e di aver imparato cose nuove e diverse. In particolare la storia ha davvero interessato i due più grandi. In quarta, lo scrittore ha lavorato sui popoli antichi, in particolare gli Egizi. Si è incuriosito molto e anche grazie alla nostra visita al Museo Egizio di Torino e alla lettura di qualche libro, mi ha sorpreso con informazioni e curiosità che ha davvero fatte sue. La scrittrice grande si è appassionata alla storia romana e ha voluto rileggere e tentare di recuperare tutto quello che era stato fatto prima che lei arrivasse. Inoltre si è molto interessata alla geografia d’Italia e allo studio delle regioni.

Per me….era esattamente quello che desideravo…che si risvegliasse l’interesse per gli aspetti di cultura, in particolare storici e geografici, che so qui non vengono trattati. Bingo!!!

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3 pensieri su “C’è scuola e scuola

  1. Interessante confronto Elena, a volte ci penso a come si sta modificando la scuola in italia. Quello che noto in altri paesi europei è che il compito non è una fase fissa nel contesto didattico ma più un qualcosa su cui riflettere, cosa non sempre vera nel caso italiano. Hai ragione da noi si esegue, spesso senza alcune fine logico..chi sa lo sa fare a prescindere chi non sa o non riesce pensa di non aver capito..pessimo errore educativo.
    Il discorso della cultura (storia, analisi e confronti, discussioni) lo trovo interessante e in effetti farli discutere sterilmente tipo brainstorming non attira nemmeno me, a volte dato il poco tempo a disposizione durante l’anno scolastico si rischia di perdere l’obiettivo, che è quello di creare un metodo per un pensiero critico nel bambino!
    Detto questo tu sai quanto io creda che ci vorrebbero più figure non tanto esperte dal punto di vista pedagogico ma più tecnico nella scuola. Vincere il gender gap ( bambine viste solo come letterate e bambini visti solo come scienziati) sarebbe il mio sogno! Ognuno, che sia maschio o femmina, deve poter essere chi vuole e diventare chi vuole..sarò anche una “scienziata” ma adoro i romanzi e la storia, questo fa di me una letterata mancata?!

  2. Grazie Annalia per queste riflessioni. Questa cosa del gender gap interessa tantissimo anche me. Sarà che al momento in casa nostra si va al contrario con una figliA “ingegnere” con una logica d’acciaio, un figliO estremamente creativo e dotato dal punto di vista dei “cinque sensi”…sulla terza non ci giurerei…al momento siamo in piena fase pink tutu, ma vedo ampi margini di miglioramento ;o).
    Mi riprometto di scrivere qualcosa … ad esempio le maestre sono tutte donne (rarissime eccezioni in Italia) mentre qui almeno uno o due anni nella primaria ti capita un insegnante uomo…oppure ho già scritto qualcosa di come si insegna la matematica…in Italia, parlo onestamente, non mi piace…ci sono parecchi aspetti su cui poter riflettere…

  3. Ah ma il discorso delle maestre c’è quasi ovunque, anche in svizzera, anche se vedo molti uomini maestri qui. Quello che vedo è che le maestre qui, rispetto a quelle che ricordo dalla mia infanzia, sono più “maschili”, nel senso che se si sporcano o vanno nei boschi non c’è problema ( le mie erano tutte coi tacchi e super fashion 😉 ). L’importante è condividere coi bambini le esperienze. Infatti nei cantoni tedeschi la fine della scuola non la si passa sui banchi ma si esce e si scopre il bosco, la città, il tutto con il fine di imparare con la pratica. Non ti so dire se poi questo metodo sia migliore di quello italiano, dato che poi noto in molti giovani una mancanza di interesse o poca cultura generale ma temo non sia colpa della scuola, forse dei troppi stimoli che hanno a livello sociale!
    Di sicuro la scuola italiana ha una matrice più “letteraria”, parlo almeno per i miei ricordi..le poesie da imparare, libri da leggere d’estate ( in 4 elementare la mia maestra ci diede Silvio pellico da leggere 😳) e la matematica veniva fatta male anche perché in primis certe maestre di matematica ci capivano molto poco. Non tutti i bambini hanno una forma mentis logica, per cui la matematica spiegata come a tutti ad alcuni non entra in testa. Qui entra in gioco l’estro del maestro/a nell’interessare la classe.

A voi la parola...

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