Prossemica familiare

IMG_0275La visita al bellissimo Museo Egizio di Torino, mi ha permesso di fare alcune riflessioni sulla percezione delle distanze fisiche nelle diverse culture.

Si sa che gli anglo-sassoni, in termini molto generali e spersonalizzati, mantengono distanze più significative nelle relazioni e comunicazioni interpersonali. Voglio dire (sempre in termini generici e spersonalizzati) che gesticolare, abbracciare e baciare gli amici che si incontrano, parlare stando molto vicini all’interlocutore o alzare il tono di voce sono caratteri specifici della nostra cultura.

Immaginatevi i miei piccoli scrittori che arrivano al Museo Egizio di Torino e si trovano di fronte una lunga (ma proprio lunga) fila, disordinata e chiassosa di persone che attendono di fare il biglietto. Scampato pericolo, noi abbiamo una prenotazione per una visita guidata e ci fanno passare direttamente alla biglietteria. Ma all’entrata del museo lo scrittore si irrigidisce. Io non vengo. In che senso? gli chiedo io. Non vedi tutta questa gente, tutta vicina? Io la vedo, ma non penso possa essere un motivo per non partecipare a una visita al museo. Invece lui soffre (più delle sue sorelle) la mancanza di distanza, il sentirsi “schiacciati” da molte persone accumulate in uno spazio troppo piccolo.

Quello che i bambini percepiscono in modo più rapido e diretto degli adulti.

IMG_0270Il concetto di “spazio personale” nella cultura italiana è meno rigido, oppure diciamo più variabile rispetto a quello della cultura anglo-sassone.
Diciamo che è meno probabile che in Australia ci si trovi gomito a gomito con qualcuno. Non solo per una questione di numeri (ovviamente ci trovavamo in una situazione ad altissima densità di popolazione che si verifica molto più raramente nelle remota, isolata e poco abitata Australia), ma anche per una questione di cultura degli spazi individuali.

In una fila, le persone mantengono una certa distanza fra di loro. In una situazione di “sovraffollamento”, comunque è meno probabile che qualcuno si pari davanti o si appoggi o anche sfiori fisicamente un’altra persona. (Quindi, mi vien da aggiungere, non è solo vero che siamo confusionari e pasticcioni quando non siamo capaci di metterci in fila, è proprio che in generale a noi dà meno fastidio se qualcuno invade il nostro spazio personale…).

Insomma, la nostra prossemica familiare si è aggiustata sui canoni australiani e dobbiamo tenerne conto. Per buona pace dello scrittore, almeno.

 

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Un pensiero su “Prossemica familiare

  1. Secondo me e’ anche una questione culturale, anche in Germania le distanze sono molto più ampie tra le persone e io mi trovo molto a mio agio così. Non so se mio figlio noti la differenza, ma sarà interessante osservervarlo se capiterà.

A voi la parola...

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