Così uguali, e così diversi (e viceversa)

In questi primi giorni italiani, ho finalmente dato senso a un pensiero che mi gira in testa da molto tempo.

Quando sono in Australia, a volte, mi metto nei panni di chi mi incontra per strada e penso che, guardandomi, nessuno immaginerebbe che io NON sono australiana: il colore della mia pelle, i miei tratti somatici, il mio modo di vestirmi, nulla tradisce le mie origini europee e italiane in particolare (sì, neanche l’Italian fashion mi appartiene più). Quindi, per gioco, mi immagino lo stupore del passante che, chiedendomi un’informazione, si accorge, alla prima emissione di suoni dalla mia bocca,

che l’inglese non è la mia lingua madre

dal che arguisce che

potrei essere una turista

pensiero consolidato dal fatto che

non so rispondere alla sua domanda (a meno che non sia “Che ore sono?”)

Allora, il mio gioco prosegue con questo pensiero: se io che all’apparenza risulto australiana, non mi sento tale anzi a volte mi scontro con gap culturali difficilissimi da digerire, come si sentirà (percepirà, vedrà) la donna libanese o afghana, la ragazza cinese o l’uomo indiano che mi hanno appena sorpassata?

(lo spazio significa…attendo lumi: cosa ne pensate?)

 

E adesso viene il bello, perché, incredibilmente, tornando in Italia dopo tre di anni di assenza totale, faccio delle cose per cui, pur non destando nessun sospetto sulla mia italianità (il mio perfetto accento brianzolo non si è assopito e ritorna gagliardo al rientro in patria)…lascio intuire, a scelta:

a- che vengo da un altro pianeta

b- che proprio non ce la posso fare

c- che ho seri problemi di adattamento nella società contemporanea

Il primo esempio è quello del codice fiscale: come è possibile che non lo ricordi a memoria o non lo porti con me sempre e ovunque?

Non vi dico poi quando ho acquistato la SIM card del telefono: giuro che ancora adesso non ho chiaro che cosa ho comprato. Minuti di chiamate, SMS, quache giga. E poi la faccenda della ricarica, ma anche della promozione, combinate o no, io proprio non l’ho capita. Il ragazzo che me l’ha venduta deve essersi fatto una valanga di risate con i colleghi appena ho girato le spalle per le domande assurde che gli ho fatto.

In montagna, al primo tentativo di acquistare uno sky-pass ho dovuto dichiarare di non avere la carta d’identità e tanto meno i passaporti dei miei tre figli. Occhi al cielo, e vabbé signora gli facciamo noi una foto…

Un altro esempio mi è capitato oggi al supermercato. Volevo pagare con la carta di credito. Ho inserito la carta nella macchinetta, che non dava segni di vita. Allora ho pensato di averla inserita al momento sbagliato (di solito in Australia la cassiera deve autorizzare l’inserimento). Quindi l’ho immediatamente tolta. La cassiera mi guarda e dice: No signora deve lasciarla dentro, altrimenti come fa a leggerla? Lo sguardo sottintedeva: da dove vieni? E io avrei anche voluto spiegarglielo da dove vengo…ma la coda era lunga, la gente insofferente…e me ne sono andata con questa sensazione di essere inadeguata ovunque, di qua e di là dell’oceano.

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5 pensieri su “Così uguali, e così diversi (e viceversa)

  1. Ciao Elena, anche vivo da tanto tempo fuori dall’Italia… ma ancora non mi sento cittadina del paese in cui mi trovo. A volte sorrido del fatto che sto “a cavallo” tra i due: mi lamento che qui non si trova il prosciutto crudo buono… ma in Italia dico che mi mancano la soy sauce e i noodles, penso di conoscere la mia città natale e poi mi accorgo che hanno cambiato il senso unico delle vie e le fermate degli autobus… Forse davvero viviamo sul nostro pianeta dove tutto é un po’ italiano e un po’ straniero… e un po’ come ci piace a noi! Keep up the good work 🙂

  2. Grazie Elena Giulia per averci lasciato questi tuoi pensieri…mi piace moltissimo l’idea dello “stare a cavallo” tra mondi, lingue, culture, luoghi…certo, per noi che siamo cresciuti qui, certe cose dell’Italia ci mancheranno sempre. Ma abbiamo avuto la fortuna di averne incontrate e di incontrarne ogni giorno molte altre…quindi, sposo l’idea del vivere su questo pianeta “un po’ come ci piace a noi”!!! Grazie ancora!

  3. Ciao ELena,

    Ciao!!
    Penso che una volta staccatisi da un mondo certo e sicuro in cui si ha vissuto a lungo, la mente, in cuore e la pancia entrino in un perenne conflitto alla ricerca di un luogo che metta daccordo tutti. I paragoni tra il presente, il passato e il futuro incerto si accavallano nella mente creando scompiglio e insicurezza. La mia soluzione e imparare a sentirsi a casa ovunque e godersi cio che c’e di bello in ogni luogo e in ogni tempo, e poi spostarsi.
    Quando arriverai a sguainare la tua Fidaty Card all’Esselunga…sara ora di tornare a “casa”!!
    Un abbraccio

  4. Esatto Silvia, e io sono davvero felice della nostra scelta di essere un po’ vagabondi! Devo dire che non essere rientrati in Italia per molto tempo mi fa notare maggiormente la distanza che si è creata fra la vecchia e la nuova vita…nella quale però mi sento proprio bene! Un abbraccio anche a voi!

A voi la parola...

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