Compiti

I compiti, si sa, sono un altro flagello universale…ma devo dire che hanno un peso molto diverso nei diversi sistemi scolastici.
In  confronto all’Italia (se non è cambiato niente negli ultimi …diciamo…vent’anni), nelle scuole australiane siamo mooolto più rilassati. I compiti ci sono, ma non rappresentano una fetta importante del lavoro dei piccoli studenti. Mi riferisco ai bambini delle scuole primarie, non conosco ancora sufficientemente le scuole secondarie per fare confronti.

I compiti down under

I compiti sono regolamentati dal regolamento della scuola. In generale, aumentano gradualmente dalla scuola elementare fino a diventare un po’ più consistenti nella scuola superiore. Nella nostra scuola, in Prep (l’anno preparatorio che precede la prima elementare) non ci sono (ufficialmente) compiti, ma bisogna leggere ogni sera per circa 20 minuti. Poi in realtà si devono anche leggere le parole e preparasi per lo spelling test ogni venerdì, quindi qualcosina da fare ce l’abbiamo tutti i giorni. In prima e seconda i compiti devono essere contenuti in 20 minuti alla settimana più la lettura quotidiana di circa 20 minuti (da registrare in un apposito libretto). In terza e quarta, si arriva a 30 minuti la settimana di impegno; 40 minuti per gli utlimi due anni di scuola primaria (che corrisponderebbero alla quinta e prima media italiane). La lettura di 20 minuti giornalieri deve essere sempre mantenuta.
In realtà i tempi dipendono molto anche da bambino a bambino, ma in generale direi che un’ora la settimana è mediamente il tempo impiegato per i compiti in casa nostra.

Eccovi un esempio di compiti settimanali in quarta:

compito

Di solito, nelle ultime due settimane del term (qui la scuola è divisa in 4 term o periodi scolastici di circa 10 settimane l’uno, intervallati da due settimane di vacanza), i ragazzi devono preparare un progetto legato al tema affrontato a scuola (nella scuola dei miei figli si segue un Inquiry based approach, di cui vi parlo magari un’altra volta, con un tema di scienze, storia, studi sociali, o geografia che supporta il percorso di apprendimento).

Aspetti positivi

Come sempre ci sono pro e contro. Vediamo quelli che secondo me sono i grandi vantaggi di questo sistema.

* I compiti non sono “uno stress” né per i bambini né per le famiglie. Fare il compito fa parte della routine, ma non va a interferire con altre attività extra-scolastiche o tanto meno con le attività programmate dalla famiglia per il week end. Organizzandosi, si possono fare suddivisi in sezioni pochi minuti ogni giorno oppure, quando non si è ben organizzati, basta concentrarsi per una mezz’oretta un pomeriggio ed è fatta. Poi ovviamente bisogna tenere conto dei ritmi di ogni bambino, a volte il compito può diventare più lungo e a volte IO lo faccio diventare un po’ più lungo chiedendo ai bimbi di approfondire alcune cose che mi sembrano davvero un po’ troppo date per scontate!

* I compiti li fanno i bambini da soli. Non c’è bisogno del supporto continuato dell’adulto. Non ci sarebbe bisogno nemmeno della revisione di un adulto, che però a me di solito piace fare solo per essere al corrente di quello che stanno imparando. Questo aspetto lo ritengo fondamentale, e qui è valorizzato moltissimo. La responsabilità del compito è del bambino. Senza interferenze adulte ;o)

*Mi piace moltissimo il compito/progetto finale. Stimolante, creativo, diverso, libero…gli insegnanti suggeriscono una serie di possibilità, ma lasciano sempre una porta aperta a un’idea originale dell’alunno. I bambini di solito sono motivatissimi nel fare questo progetto finale e si crea una sorta di innocua e positiva competizione a portare il progetto più originale e meglio realizzato. Di solito, i genitori sono invitati a visitare la classe in uno degli ultimi giorni del term e a visionare e conoscere i progetti dei bambini. Una cosa estremamente apprezzabile è che i bambini stessi sono “in charge” della presentazione del loro lavoro all’adulto. Quindi, come genitore, io giro tra i banchi e chiedo ai bambini spiegazioni sul loro lavoro, perché lo hanno scelto, come hanno fatto a realizzarlo, come si usa…bellissimo!

Ad esempio, alla fine del secondo term il tema affrontato era i disastri naturali e i modi per prevenirli o per intervenire dopo il disastro. Lo scrittore ha scelto di progettare delle macchine per aiutare i soccorsi durante i tornado. Le ha costruite con i lego e poi ha realizzato una presentazione in power point. Nel terzo term, invece, hanno lavorato sugli habitat, e la scrittrice grande ha elaborato una serie di giochi per conoscere gli habitat: cruciverba, word search, una specie di tombola, il domino e così via.

Aspetti negativi

* Le dolenti note vengono al pettine quando si tratta di “fare pratica”. Non ho mai visto i miei figli fare più di tre operazioni di fila, non hanno mai avuto un problema di matematica da risolvere, o una bella pagina di moltiplicazioni. Hanno dei programmi di matematica online che la scuola offre, ma per me non sono esattamente la stessa cosa.

* Non esiste minimamente il concetto di studio. Inteso come: leggo un testo e sono in grado di ripeterne il contenuto. Lavorano molto sulla comprensione del testo, ma non la applicano a temi di storia o scienze (come piacerebbe motlissimo a me!).

*Non scrivono quasi mai a casa. A parte gli esercizi di spelling, non hanno mai avuto un compito in cui scrivere un testo (tranne nel progetto finale in cui possono scegliere e quindi…quello ovviamente è scartato in partenza).

*Avere SEMPRE la possibilità di scegliere alza tantissimo i livelli di motivazione, ma non spinge mai a fare quello “di cui si ha bisogno”. Se faccio fatica a fare le divisioni, forse mi aiuterebbe farne qualcuna per esercizio a casa, se non amo molto scrivere, forse fare un breve testo ogni tanto potrebbe sbloccarmi. Tutto questo non esiste.

Perché i compiti sono così diversi?

Il motivo a mio parere sta nei diversi obiettivi che la scuola ha. Il discorso sarebbe lungo e complicato, ma in somma sintesi

in Italia si tende a sviluppare una capacità ad eseguire dei compiti dati (che siano operazioni o temi), si punta anche molto sull’esecuzione (grafia e ordine). Inoltre si mira a dare degli strumenti per studiare, ovvero leggere il pensiero altrui, conoscerlo ed esprimerlo.

in Australia l’obiettivo principale è rendere i bambini indipendenti accompagnato da essere responsabili del proprio sapere. Si spinge moltissimo sul ricercare soluzioni “out of the box”, si offrono strategie diverse per risolvere problemi e operazioni. Si spinge a pensare ed esprimere un parere, anche prima di avere un’idea di quello di cui si sta parlando.

Non saprei dire quale suoni meglio dell’altro. Dal mio punto di vista non c’è un meglio e un peggio…ma solo un…essere molto molto diversi. Ci sarebbe bisogno di uno shakeratore di culture, di metodi, di idee…e poi sono sicura che ancora avrei qualcosa da dire…

Cosa ne pensate voi dei compiti? Vi fa piacere accompagnare i vostri figli nel percorso o pensate che siano una perdita di tempo? Siete “tradizionalisti” e votereste per paginate di operazioni? Curiosa di sapere…

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3 pensieri su “Compiti

  1. Cara Elena e cari lettori,

    capisco perfettamente a cosa ti riferisci e mi trovi sulla tua stessa linea di pensiero. Proprio nel tentativo (ci riuscirò mai??) di capire a fondo queste differenze per affrontarle più serenamente possibile cerco di leggere al massimo sulla comunicazione interculturale e sono giunta alla conclusione che si tratta di un disegno molto più ampio che quello riferito alla scuola in sé.

    E’ la contrapposizione tra una società collettivista e una individualista che influenza questo approccio all’istruzione, la prima caratterizzata da una grande distanza dal potere (che sia lo Stato o l’autorità scolastica, fino al docente stesso), la seconda da una breve distanza e ciò si riflette a tutti livelli, da quello familiare (rapporto genitori-figli, rapporto con gli altri membri della famiglia al di fuori del nucleo ecc.)a quello professionale (rapporto capo, dipendenti) al rapporto con lo Stato e i suoi rappresentanti fino ad arrivare alla scuola. Qui il grado di confidenza con il docente, la libertà lasciata agli alunni svolgono un ruolo centrale per giungere poi al nocciolo della questione: un approccio, quello collettivista, predilige la centralità dei contenuti (come in Italia), l’altro la centralità del metodo di apprendimento.

    Venendo a noi expat, l’incontrarsi, o meglio lo scontrarsi di queste due filosofie genera il disorientamento che tu ben descrivi. Cosa è meglio? Che dire….. personalmente ho molto rivalutato la cultura italiana in questi ultimi anni proprio in virtù di questo confronto che ho continuamente davanti agli occhi. Il mio ragionamento parte dall’idea che sia importante che i nostri figli abbiano delle radici culturali solide, quindi che sia uno o l’altro metodo, ma purché questo rifletta le proprie radici familiari e culturali, ciò non toglie che debbano adattarsi al sistema che hanno a disposizione e non sentirsene emarginati. Insomma un delicato lavoro di equilibrio tra tradizione e apertura.

    Spero che questa riflessione sia stata utile a qualcuno:)

  2. Cara Giovanna, grazie mille per questo tuo commento che chiarisce un po’ la mia sintesi finale. La scuola, in modo più o meno consapevole, rispecchia il modello di società in cui si trova. E ci sarebbe molto ancora da approfondire…aggiungo solo che qui in Australia questa “distanza” culturale è amplificata dal fatto che sia una terra così giovane e libera da una serie di “strutture” culturali che in Europa inevitabilmente ci portiamo dietro…dentro, oserei dire! E anch’io mi sento di rivalutare l’aspetto “contenutistico” che quando ero in Italia mi stava un po’ stretto. Mi rendo conto di quanto sia importante valorizzare le nostre radici, come dici tu, e fare in modo che possano in qualche modo raggiungere i miei figli e accompagnarli nel loro percorso di crescita, pur all’interno del “loro” nuovo mondo.

    Sicuramente la riflessione è utile per me ;o) Grazie!!!

  3. Ciao Elena,

    approvo pienamente l’idea del compito a casa che deve essere un’appendice del lavoro fatto a scuola. Devo essere sincera, l’insegnante della scuola primaria punta molto sulla lettura, che anche se condivido pienamente è un po’ difficile da sostenere dopo appena tre mesi di scuola.
    Quello che noto che è molto difficile (almeno per me) convincere la piccola studentessa in erba ad approfondire…….. forse pretendo un po’ troppo!!!!! Comunque noto che il metodo d’insegnamento è concetto di scuola è molto differente tra l’Italia ed il resto del mondo però penso che forse dopo tutto sia ancora uno trai i migliori!!!!

A voi la parola...

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