E le monkey bars?

Una delle attività preferite della piccola scrittrice in erba è “fare un disegno insieme”. Si parte da un’idea generica e poi ciascuno aggiunge un particolare fino a ottenere una piccola composizione collettiva…che poi a volte coloriamo anche.

Così oggi ho iniziato a disegnare alcuni elementi che si possono trovare in un parchetto. Dopo aver aggiunto alcuni giochi, ho chiesto alla piccola scrittrice in erba se sapesse il loro nome in italiano. Nessun problema con lo scivolo, ma per l’altalena e il bilico…ho dovuto suggerire. Ma poi la domanda è arrivata impertinente: “E le monkey bars?”

Parco giochi

Parco giochi

Ho deciso che la faccenda meritava un post, questa volta non di lingua, ma di riflessione sulla cultura italiana. Esistono le monkey bars nei parchetti italiani? Se esistono, hanno un nome? Sinceramente, non lo so.

Ricordo due cose dei parchetti italiani: la grande confusione, gli spazi limitati. In un parchetto australiano (o anche americano) nessuno urla. Forse qualche bimbo un po’ eccitato chiama gli amichetti, ma gli adulti non alzano mai la voce e la gestualità è assolutamente contenuta. Quando capita un “incidente” fra bambini, gli adulti presenti si avvicinano ciascuno al proprio figlio e, con un tono di voce normale, chiariscono la faccenda, in genere chiedendo di porre le scuse all’amichetto. E morta lì.

I bambini sono in genere liberi di arrampicarsi e mettersi a testa in giù senza nessuno che li aiuti o li segua con lo sguardo terrorizzato o con le mitiche frasi, ricordo della mia infanzia: “non correre che poi sudi” oppure “non farlo,  è pericoloso, poi ti fai male”…io non le ho mai sentite.

In città spesso i parchetti sono recintati in modo che i bambini non possano allontanarsi. In generale sono spazi dominati dai bambini, che qui sono molti, davvero. Anche all’interno della scuola ci sono i parchetti, separati per gruppi di età e dove i bambini passano molto tempo della loro giornata. Infatti la giornata scolastica è scandita da intervalli molto più lunghi di quelli delle scuole italiane. In particolare ci sono due intervalli passati sempre all’aperto. Sempre. Solo in casi di pioggia torrenziale o caldo torrido viene chiamato un “wet/hot timetable” e i bambini restano nelle loro classi, ma capita molto raramente. Quindi, ogni giorno ci sono un intervallo per la merenda di circa mezz’ora e un intervallo per il pranzo di 50 minuti, passati a giocare nel cortile della scuola e nei suoi parchetti. Le mani della piccola scrittrice in erba non tradiscono le ore passate sulle monkey bars, appunto, e sono piene di piccole vescichette che si stanno trasformando in ” calli da monkey bars”…il duro lavoro dello studente ;o)

Non so come sono i parchi gioco da voi, in qualsiasi posto del mondo voi siate, ma mi piacerebbe sapere se esistono le monkey bars…e come si chiamano in italiano…vi prego, salvatemi dall’imbarazzo di non saperlo!!!

PS: non sapendo il nome delle monkey bars, ho però giocato la carta giostrina dichiarando orgogliosa che nei parchi gioco italiani esistono queste piccole giostre che girano per la gioia dei bambini: qui non le ho mai viste!

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4 pensieri su “E le monkey bars?

  1. Ciao!! sono capitata casualmente sul tuo sito, arrivandoci da un altro sito (le magie di internet :P) e mi sono imbattuta nel tuo post. Io le monkey bars in italia le ho sentite chiamare scala orizzontale. Questo è il nome esatto ma credo che da piccola le chiamassi semplicemente “giostrine” pur essendo un po’ diverse. Buona giornata!

  2. Purtroppo on ho la benché minima idea di come si possa tradurre monkey bars in italiano. Da una breve ricerca su Google confermo la “scala orizzontale” di Annina.
    Merry-go-round si dice girello/girella o tornello, per lo meno da dove vengo. Non so se sia il nome corretto in italiano o solo un italiano regionale, ma spero possa aiutare lo stesso!

  3. Da noi la merry-go-round è la giostra. Probabilmente ci sono molte di queste espressioni che si collocano tra l’italiano e l’espressione regionale. Grazie per il tuo contributo!

A voi la parola...

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