La scrittura a mano

Inutile nasconderlo…scrivere non è più solo scrivere a mano.

Si scrive con matita e penna, con una tastiera, con il dito sopra ai tablet, sfiorando le lettere dei touch-screen.

Si scrive su un foglio, su un quaderno, su una lavagna, su uno schermo.

Si scrive sulla carta bianca, a righe, a quadretti, sul cartoncino, sulla sabbia.

Ci sono penne, matite, pennarelli, punte sottili, punte grosse, penne a inchiostro liquido, penne stilografiche, penne cancellabili.

Insomma mezzi e strumenti sono molteplici e forse potremmo pensare di non subire passivamente l’uso dell’uno piuttosto che dell’altro, ma di compiere una scelta consapevole per aiutare i nostri figli a scrivere nel modo migliore: minimo impegno per una massima resa, insomma!

Incominciamo con la

Scrittura a mano – quale quaderno?

quaderni aperti

Quale tipo di quaderno risulta più facilmente gestibile da un bimbo di 5-6 anni che sta imparando a scrivere? Grande o piccolo? Orizzontale o verticale? A righe o a quadretti? Oppure una bella pagina bianca?

Sempre nell’interessantissimo sito di Monica Dengo, www.scritturacorsiva.it, di cui vi ho già parlato qui, ho trovato alcuni suggerimenti utili a questo proposito. Ad esempio, un quaderno molto grande, può essere difficile da utilizzare per i bambini che non riescono a regolare la motricità fine della mano, soprattutto quando devono scrivere in alto al quaderno, con il braccio teso lontano dal corpo. Oppure i quaderni a quadretti non sono molto adatti alla scrittura perché le linee orizzontali e verticali  creano uno sfondo che “disturba” la percezione. (Trovate i dettagli nell’articolo: Righe, quadri o foglio bianco?)

Ritorno sempre alla mia esperienza nella scuola italiana e con i miei figli per supportare una scelta rispetto ad un’altra. In Italia si usano fin dalla prima elementare quaderni a righe e a quadretti. Nella mia esperienza, non ho mai visto un un’insegnante utilizzare fogli bianchi per la scrittura, solo per i disegni. (Se potete contraddirmi, non mi offendo ;o). Infatti, la prima volta che ho visto il quaderno dei miei figli…mi è preso un colpo.

quad 1

Nella scuola dei miei figli si usano SOLO quaderni grandi e con le pagine bianche. SOLO dopo aver imparato a scrivere, si introducono le righe e SOLO per il quaderno di scrittura.

Il fatto che il quaderno sia grande, è bilanciato dal fatto che i bambini possono scrivere un po’ dove vogliono all’inizio. Non devono rispettare gli spazi dettati dalla maestra, ma devono gradualmente imparare in modo autonomo ad utilizzare lo spazio a disposizione.

Allora, voi potete ben immaginare, io che sono cresciuta, professionalmente parlando, nella scuola elementare degli anni ’90 dove le maestre, quelle brave, si portavano a casa i quaderni degli alunni e riscrivevano le parti che non erano abbastanza ordinate (ve lo assicuro), oppure i numeri devono essere scritti nei quadretti, uno per ogni quadretto, le operazioni solo con i numeri perfettamente allineati e via di seguito, ecco dicevo…immmaginatevi lo shock.

Poi ho chiesto ai miei figli…”Ma scusa, tu capisci quello che scrivi? A cosa ti serve il quaderno? Così disordinato non è molto utile, io non capisco niente!”

E loro mi hanno risposto che il quaderno non deve servire a me, ma di fatto è il posto dove loro, i bambini, elaborano le loro risposte, trovano delle soluzioni e per fare questo hanno bisogno di scriversi degli appunti, di provare un calcolo per poi farci una bella croce sopra e decidere che non funziona e provarne un altro nella spazio della pagina rimasto perché non si spreca la carta, oppure per fissare un’idea da sviluppare nel testo, o ricordare una parola, un dato…in una parola inglese che rende moltissimo loro devono WORK OUT (=elaborare) le loro risposte.

La trovo una risposta credibile, soddisfacente. Che mi fa riflettere sulla funzione del quaderno che è completamente diversa nel tipo di scuola che ho vissuto io come maestra in Italia, rispetto a quella che stanno sperimentando ora i miei figli. Per me il quaderno era il luogo in cui mostrare alla famiglia il lavoro dei bambini (e il mio). Doveva essere il più bello (eh sì, noi italiani siamo degli esteti in tutto!) e ordinato possibile per fare in modo che i genitori potessero comprendere il lavoro fatto a scuola (più che i progressi dei loro figli, il risultato più del processo). Per i miei figli, il quaderno è solo loro (infatti non portano mai il quaderno a casa se non a fine anno) ed è uno spazio dove lavorare, ragionare, trovare risposte, riflettere, provare, riprovare, sbagliare, ricominciare. (Questo fa riflettere anche sulla funzione della scuola,  ma ne parleremo in un’altra occasione).

A questo punto si può fare una scelta più ragionata. Io personalmente, opto per la possibilità di offrire ai miei figli lo spazio aperto di una pagina bianca. Vorrei dare loro il tempo di sperimentare prima di incasellare, di pasticciare prima di essere ordinati.

Insomma, opto per il foglio bianco per imparare a scrivere.

Scittura a mano: penna o matita?

Anche in questa scelta mi viene in auto un articolo, oltre alla mia esperienza: Penne e impugnatura. Se non è possibile trovare la “penna perfetta” che funzioni per tutti perché ciascuno di noi è diverso..

Ci sono tuttavia alcune regole d’oro che vanno rispettate, soprattutto se si tratta di bambini piccoli o di scrittori inesperti: le mani piccole di bambini piccoli richiedono strumenti piccoli e leggeri.

Evitare di imporre l’uso della penna quando uno sta imparando una forma di scrittura nuova, (es. il corsivo), se ha scarsa esperienza dei movimenti scrittori, se ha difficoltà visivo-spaziali o se ha ancora una scarsa padronanza dell’ortografia.

penne

Io personalmente adoro le matite…la libertà che mi dà una matita quando scrivo supporta il mio ego e la fiducia in me stessa: so che posso cancellare, rifare, rivedere, senza dover ricominciare tutto da capo. Mi piacciono in particolare le matite morbide, B o 2B. D’altro lato, mi piace moltissimo scrivere con i colori, ma i pastelli non mi danno soddisfazione. Così ho decine di penne colorate di vario genere, ma amo soprattutto i pennarellini con la punta media e ancora una volta morbida. Ho seri problemi invece con le penne a inchiostro liquido. Tutto questo è molto, molto personale. Abbastanza per sapere che i bambini devono sperimentare il più possibile diversi tipi di supporti per stabilire quale funziona per loro.

Ma all’inizio, quando bisogna imparare a prendere il supporto in modo corretto fra le dita e utilizzarlo per tracciare segni precisi sul foglio, cosa prediligo? Ritorno sempre alla mia esperienza per compiere la scelta.

Nella scuola dei miei figli (e in generale nelle scuole pubbliche in Victoria), la scuola fornisce il materiale che viene utilizzato a scuola. La famiglia paga una quota all’inizio dell’anno e pochi giorni prima dell’inizio della scuola si va a ritirare il mitico “Book Pack” per la gioia e l’eccitazione dei bambini…che sono curiosissimi di vedere cosa ci sarà dentro. Quest’anno, sorpresa delle sorprese e con l’ammirazione dei suoi fratelli, la più grande ha trovato…le penne!!! Eh sì, perché in Year 4 (corrispondente alla quarta elementare) finalmente riceverà la sua “Pen License”. E anche se continuerà ad utilizzare la matita, ci saranno occasioni in cui potrà usare la penna.

L’uso della matita non è però legato al fatto che i bambini possano cancellare e  quindi correggersi. Anzi, cancellare è “vietato”: la maestra insegna a fare una riga sopra. Non mi spiegavo bene il motivo all’inizio. Poi ho intuito che l’insegnante volesse insegnare a osservare l’errore, comprenderlo per evitare di ripeterlo. Poi nell’articolo citato sopra ho scoperto anche l’aspetto demotivante, scoraggiante del cancellare e rifare continuamente, del bambino che resta indietro nel lavoro, che non si sente adeguato.

Dopo tutte queste osservazioni, la mia scelta cade sulla matita.

Insengniamo ai nostri figli a usare la matita per imparare a scrivere. E in una seconda fase, mettiamo a disposizione supporti di genere diverso e lasciamoli giocare. Troveranno…la penna che fa per loro!

Qual è la vostra esperienza? Quali supporti offrite ai vostri figli nei loro lavori a casa? Quali supporti utilizza la scuola dei vostri figli per insegnare a scrivere?

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2 pensieri su “La scrittura a mano

  1. Grazie Elena per questo post. Molto interessante, soprattutto perché leggerti mi aiuta a comprendere le discrepanze tra i diversi metodi di insegnamento. Nella scuola dei miei figli, le ore di italiano si stanno svolgendo in modo “tradizionale”. Dopo aver iniziato i primi mesi con i quaderni a quadretti grandi (1 cm) e la matita, subito dopo Natale è stato introdotto il corsivo e, con lui, le mitiche penne cancellabili e le righe “di prima”. L’unica mancanza che posso vedere è che non si dà molto peso a come attaccare le lettere, per cui al pupo tocca lavorare a casa. I quaderni di inglese, che ci sono stati mostrati durante l’open day, mi hanno fatto drizzare i capelli. Si usano i quadrettoni per la lingua e le righe “di quinta” per lo spelling, ma per mio figlio è come se ci fossero le pagine bianche candeggiate. La cosa che più mi ha lasciata perplessa non è tanto il “disordine” di Davide, quanto il fatto che i quaderni sono costellati di “GREAT!” “Super!!” “Wonderful work”, corredati da smiles e stickers. Queste manifestazioni di entusiasmo compaiono, ovviamente, anche se il quaderno è corredato di errori di scrittura (esempio: ueit al posto di wait). Al che ho pensato di chiedere un colloquio all’insegnante: io, figlia di maestra “vecchio stampo”, che mi strappava le pagine quando facevo male i compiti e cresciuta nella scuola anni ’80, di fronte ai quaderni impressionisti di mio figlio sono in stato di shock. Va bene incoraggiare, ma dispensare Great e Wonderful di fronte a una pagina che sembra Waterloo mi sembra un po’ eccessivo! La maestra mi ha spiegato che è normale per i bambini bilingue scrivere come si parla (poi verso la 2° o 3° elementare, pare che di colpo scrivano correttamente) e di non preoccuparmi dell’ordine, perché il bambino si deve esprimere. Poi tutto tornerà al suo posto. Ah, capito. Per mia formazione sono molto razionale e faccio davvero fatica a comprendere questo metodo, però pare si faccia così…Grazie per avermelo confermato con la tua esperienza!

  2. Faccio solo una considerazione veloce (ma un giorno ci sentiamo e chiacchieriamo un po’ ;o). Steakers & Fantastic sono il modo di incoraggiare i bimbi anche qui e anche qui i bambini fanno errori di spelling (anche se non sono bilingui) che non vengono corretti. Il concetto di base è che se devi scrivere, non serve che ti preoccupi delle spelling. La tua attenzione si deve porre sul contenuto e (eventualmente) la struttura della frase. Ad esempio si utlizza la tecnica del rocket writing: scrivi per 5 minuti su un argomento senza preoccuparti dello spelling. Ha senso farlo in inglese, per come è fatta la lingua (lo spelling lo devi imparare – in sostanza – a memoria). Credo lo abbia molto meno per l’italiano. I metodi sono estremamente diversi non solo per una questione di cultura, ma perché le due lingue sono sotanzialmente diverse e in modo diverso si impara a leggere e scrivere. Quindi, tieni duro…chiudi un occhio sul quaderno modello Waterloo e apri un orecchio ai tuoi bimbi a cui stai dando la possibilità di crescere bilingui!
    Grazie per le tue osservazioni!

A voi la parola...

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