ma soprattutto…perché? (1)

Grazie al gruppo delle Tarantole ho avuto l’opportunità di incontrare molte famiglie che come noi ritengono importante che i propri figli mantengano la lingua italiana.

Però nei miei dieci anni di espatrio, ho anche incontrato alcuni figli di genitori italiani italianissimi, che non parlano assolutamente la lingua, per niente e i cui genitori non si rivolgono mai a loro in italiano. Anzi, alcune di queste persone mi hanno chiesto…

ma perché? L’italiano non serve a niente.

ita-non-serve

La risposta numero uno è semplicissima: per noi è essenziale che i nostri figli siano in grado di comunicare con le nostre famiglie e i nostri amici in Italia. Insomma devono poter parlare con i nonni e gli zii, devono entrare in contatto con i figli dei nostri amici italiani e sentirsi a proprio agio nel chiacchierare di argomenti generici in lingua italiana.

Questo obiettivo è per me il primo gradino da scalare nel nostro percorso di bilinguismo. È anche quello più semplice e diretto. Spesso per raggiungere questo primo livello di bilinguismo è sufficiente esporre i figli alla lingua parlata il più possibile: nelle nostre conversazioni in casa, in frequenti telefonate via Skype con i nonni, gli zii, gli amici, con la lettura costante di libri in italiano, guardando spettacoli televisivi, cartoni animati e film in italiano e così via.

A questo punto del nostro percorso di bilinguismo, mi sento di dire che questo primo gradino è stato scalato. Avanti il prossimo!

Anno Nuovo – Blog Nuovo

Per un intero anno non ho scritto. A volte ci sono delle fasi di passaggio in cui non c’è molto da raccontare.

Nel mio caso ci sono stati due cambiamenti che mi hanno messa in stallo:

uno professionale: il mio lavoro è diventato più impegnativo e ha assorbito gran parte delle mie energie;

uno personale, anzi familiare: questo blog è stato a lungo il luogo in cui raccontavo i metodi e le attività con cui mi sono sforzata di mantenere viva la lingua italiana nei miei tre piccoli scrittori. Ecco, ora gli scrittori non sono più tanto piccoli e i bisogni e le strategie per l’utilizzo dell’italiano sono cambiati.

Il cambiamento più grande e più efficace è stato il fatto che nel corso degli ultimi due anni ho unito le forze con altre insegnanti, altre mamme, altre famiglie e il veicolo principale con cui supporto la lingua italiana per i miei figli è diventato un gruppo:

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Ne avevo già parlato in passato, e ora diventerà uno dei temi principali del mio blog.

Accanto ai lavori del gruppo, continuerò a riflettere su cosa significa crescere bilingui in un mondo sempre più interconnesso.

Benvenuti nel mio nuovo blog e buon anno a tutti!

Un gioco per l’International Education Week

Ho scoperto che la prossima settimana si festeggerà l’International Education Week. Come mamma e come insegnante, vorrei partecipare ai festeggiamenti con questa bellissima Homework Challenge proposta dal British Council.

international_education_week_homework_challenge_02Nel poster, che potete scaricare cliccando qui, ci sono proposte di semplici attività da svolgere con bimbi e ragazzi di ogni età che invitano ad “assaggiare” una seconda lingua (e magari una terza, una quarta…).

Per i nostri figli bilingui, può essere un modo per scoprire altre lingue. In generale, i bambini che parlano più di una lingua sono consapevoli della differenza tra conoscere alcune parole in una lingua e saper parlare una lingua. Questa Homework Challenge invita proprio a esplorare nuove lingue, non quelle che si parlano, non quelle che si imparano a scuola, magari quelle che ci incuriosiscono o che usano caratteri alfabetici diversi dal nostro o che vengono parlate da qualcuno che conosciamo.

Spero anche voi accoglierete la sfida ed esplorerete nuove lingue con i vostri piccoli scrittori.

Trovate informazioni su altre attività sul sito del British Council.

Il Fattore Ics

Mano a mano che i figli crescono, si insinua un nuovo interessante aspetto del bilinguismo: la traduzione.

Fino a che sono molto piccoli, nessuno si preoccupa di capire o sapere cosa esattamente vuol dire una parola o un’espressione: la si sente utilizzare in contesti diversi fino a quando se ne coglie il significato e la si riutilizza.

Adesso però, capitano occasioni in cui ci si chiede (e vale per noi adulti per espressioni in inglese o per gli scrittori con espressioni italiane): ma cosa vuol dire esattamente?

E così gli scrittori una sera davanti alla televisione, hanno iniziato a giocare con le parole. Ebbene sì, stavano guardando

x-factor-logo

il Fattore Ics, appunto!

Insomma, si sono inventati una danza a braccia incrociate canticchiando fattore ics…e…non contenti hanno proseguito traducendo una serie di spot pubblicitari che trascriverò qui di seguito per la curiosità dei lettori australiani:

Vai! Arvei vai! (perché sarebbe Harvey, ma quando mi hanno visto prendere appunti hanno precisato che avrei dovuto scrivere arvei ;o)

Maurice NeroBruciato (pare sia una firma di avvocati del lavoro, Blackburn!)

Ehi tu, non dimenticarti il sisol! (Seasol)

È difficile nascondere….quando si è felici dentro (uno yogurt?)

Tradurre come atto di consapevolezza linguistica

Allora, io non so se siamo arrivati a una chiara consapevolezza linguistica e una padronanza della lingua che consenta una traduzione, letterale per ora, di parole e concetti….però ci stiamo sicuramente avviando in quella direzione.

Tradurre per giocare con le parole, con i significati, con i suoni. Tradurre per padroneggiare meglio vocaboli e strutture. Tradurre per far ridere. Questo sicuramente è stato lo scopo prioritario di questo nuovo gioco linguistico.