Le sillabe e la costruzione delle parole

Dopo aver svolto insieme il kit di scrittura che potete scaricare qui (adatto per bimbi che stanno imparando a scrivere, 4/6 anni), la piccola scrittrice in erba mi ha chiesto di fare un altro compito di italiano. Bene, benissimo…se poi la richiesta viene da loro, non si può rifiutare!!!

Allora ho pensato che dovremmo lavorare un po’ sulla formazione e lettura delle sillabe.

Premessa

In inglese, quando si deve scrivere una parola che non si conosce si chiede lo spelling: “How do you spell bread?” e si dice una lettera alla volta: b, r, e, a, d. Le lettere hanno un nome e un suono (ad esempio per la lettera E: the letter is “i” and the sound is “è”).
Non ditemi che è complicato, è complicatissimo e crea una confusione incredibile, ma loro imparano a leggere quindi io me ne sto muta con i miei dubbi filosofici.
Lo spelling viene fatto con il nome della lettera (non con il suono, badate bene); quindi lo spelling di bread suona più o meno così: bi, ar, i, ei, di.

I miei figli tendono a fare lo stesso anche per dire come si scrive una parola in italiano. Ad esempio “Come si scrive pane?”  pi, a, enne, e. In realtà in italiano, non si usa lo spelling ma casomai si dettano le sillabe:

Pane si scrive PA – NE.

Cantare le sillabe

cantare le sillabeA scuola, i miei figli imparano come seconda lingua il giapponese. La cosa interessante è che hanno una canzoncina per imparare a leggere i suoni che suona molto simile a una canzoncina delle sillabe che una mia collega usava insegnare ai suoi alunni (ripresa, guarda un po’, dalla sigla di un cartone animato giapponese, Bia).

Cantare le sillabe aiuta a cogliere il legame tra il suono di ciascuna consonante e la sua combinazione con una vocale nel formare appunto la sillaba.

Giocare con le sillabe

Ho poi cercato in rete un gioco per esercitare l’uso delle sillabe e ho trovato le tessere di un domino per formare parole di due sillabe piane, proprio quello che fa al caso nostro. E così, abbiamo iniziato pazientemente a costruire le nostre tessere del domino e poi finalmente a giocare un po’.

Questo è il link al sito di homemademamma che ha creato le tessere del domino. Grazie!

Leggere le sillabe

Durante il gioco si devono leggere le sillabe e comporre le parole. Il setting però è appunto giocoso e la scrittrice grande aiuta la piccola scrittrice in erba a formare le parole. Ma piano piano, la sera, quando leggiamo il libri delle Nuvola Olga (al momento la preferita della piccola scrittrice in erba) le comincio a far notare alcune sillabe che sono le stesse del somino oppure le chiedo di leggere parole corte di due sillabe, riconoscendo le sillabe.  Un lento e piacevole avvio alla lettura e una base per la scrittura.

Sto pensando ad altri giochi che si possono fare con le sillabe: magari uno snap o un rubamazzetto. Se avete sperimentato giochi con le sillabe, fatemi sapere se hanno funzionato. Letture o altri suggerimenti sono sempre ben accetti! Il supporto reciproco è fondamentale nel nostro percorso per crescere bimbi bilingui!

Numeri e pensiero matematico

Una volta ho letto da qualche parte che uno degli indicatori per scoprire qual è la tua lingua madre è la lingua in cui conti.

La mia, ovviamente è l’italiano, ma non quella dei miei figli.

Per questo (e perché una mia cara amica me lo ha chiesto tempo fa ;o) vorrei raccontare come viene insegnata la matematica nella scuola elementare qui in Australia. Tenete conto che io vedo solo il funzionamento di due scuole (quella dei miei figli e quella dove lavoro) con l’aggiunta di qualche spunto colto da amici che frequentano altre scuole nei dintorni, quindi una visione limitata. Inoltre farò paragoni con il funzionamento della scuola in Italia una ventina di anni fa, quando ho insegnato per 9 anni nella scuola elementare, cinque dei quali…matematica ;o).

Numeracy Sessions

Innanzitutto, la matematica viene insegnata ogni giorno per circa un’ora. Nel curriculum della scuola si dice che i bambini vengono esposti ad attività che hanno a che fare con la matematica per almeno 5 ore la settimana. La sessione è di solito dopo il primo intervallo e prima del pranzo e viene organizzata in modo piuttosto strutturato:

warm up   -un gioco oppure un’attività veloce e che richiede la partecipazione attiva dei bambini per entrare nel “mood”

focus          -l’attività prevista per quel giorno, di solito una breve spiegazione e poi il lavoro viene gradualmente affidato ai bambini. L’insegnante lavora con un piccolo gruppo diverso ogni giorno, focalizzandosi sui bisogni specifici dei bambini

reflection   -i bambini riflettono sulle strategie utilizzate nello svolgere il lavoro e sui risultati raggiunti (ad esempio: ho trovato difficile risolvere il problema con l’operazione, la prossima volta provo ad usare la tabella)

Open ended tasks

La differenza maggiore che ho trovato con l’insegnamento che si faceva in Italia è il fatto che i bambini vengono posti di fronte a problemi aperti, che possono essere risolti in molti modi diversi. Il problema tipico italiano era: “La mamma va al mercato e compra 5 mele e 7 pere. Quanti frutti ha comprato in tutto?” Una sola risposta corretta possibile.

Il problema tipico qui è: “In una classe si sono 10 bambini, alcuni sono maschi e altri sono femmine. Utilizza una delle strategie che conosci per scoprire quanti.”

I vantaggi di offrire problemi aperti sono almeno due:
1-ciascun bambino risolve il problema in modo personale dando una propria interpretazione e visione
2-l’insegnante può valutare il livello diverso cui ogni bambino è arrivato. Chi risponde: 1 machio e 9 femmine e chi risponde elencando tutte le possibili variabili, chi utilizza il disegno per risolvere il problema e chi utilizza solo l’operazione, permettono di rilevare i diversi livelli di comprensione del problema.

Strategies

Per ogni problema o attività, ai bambini vengono proposte diverse strategie di soluzione: la linea dei numeri, la tabella , il disegno, l’operazione, il diagramma, e così via. Dopo aver presentato le strategie, viene chiesto ai bambini di esercitarsi utilizzando diverse strategie. Ad esempio questo è il compito dello scrittore di questa settimana:

strategie -matematica

Ad un certo momento, però, vengono invitati a scegliere la strategia che preferiscono e ad usare quella per risolvere i problemi assegnati.

PS: queste sono le strategie per risolvere le sottrazioni con numeri di due o più cifre. Parecchio diverse rispetto a quelle che insegnavo io negli anni ’90, pretendendo anche che i bambini capissero. In queste, la struttura del numero è al centro e niente viene dato per scontato (il famoso riporto, concetto estremamente astratto, diventa qui chiaramente indicato nell’operazione).

Time tables

La domanda sorge spontanea: ma allora le tabelline non gliele insegnano più? La domanda è stata posta in due occasioni in presentazioni a scuola riguardo le lezioni di matematica e la risposta è stata abbastanza chiara: quello che ci interessa è che i bambini capiscano i concetti che stanno dietro i problemi matematici. Non ci interessa che sappiano recitare a memoria, ma che costruiscano il significato per poi gradualmente velocizzare le capacità di calcolo. Vogliamo che capiscano.

Share and Reflect

Quindi, al termine di ogni lezione, scrivono la loro riflessione. Dicono con parole proprie cosa ha funzionato, cosa non è chiaro, cosa devono migliorare. Inizialmente, ho pensato che fosse un po’ una perdita di tempo. Ma vi assicuro che questo riflettere sul processo in modo costante e continuativo, permette davvero di creare consapevolezza del proprio percorso di apprendimento.

Tanto che anche la scrittrice piccola sa che…. GOOD MATHEMATICIANS…

good_mathematicians

Cosa mi piace molto

Questo sistema (combinato con un bravo insegnante) permette di lavorare moltissimo sui bisogni specifici di ciascun alunno e lascia lavorare i bambini secondo i loro tempi. Nella stessa classe, possono esserci bambini che lavorano sul programma di terza, di quarta o di sesta perché l’insegnante ha la possibilità di controllare nei piccoli gruppi e attraverso i problemi aperti il livello di ciascuno e proporgli attività appropriate e di conseguenza motivanti.

E voi, cosa ne pensate? 

Macomefa a SBS

Alcune settimane fa, ha ricevuto un tweet da SBS radio, la radio australiana che trasmette programmi in diverse lingue, tra cui l’italiano.

Con grande piacere ho incontrato Magica Fossati, una giornalista italiana che lavora per questa radio, con la quale ho fatto una piacevolissima chiacchierata su bimbi bilingui e su macomefa.

La potete ascoltare cliccando su questo link: intervista a SBS.

Una delle cose di cui abbiamo parlato e a cui tengo molto, è il grande supporto che si può avere attraverso la rete. Conoscere persone che vivono la nostra stessa situazione, confrontarsi o anche solo sapere che quello che stiamo facendo è condiviso e sperimentato anche da altri, ci dà la spinta per continuare per la nostra strada e crescere i nostri figli…bilingui.

Se avete ascoltato l’intervista e volete anche voi scaricare il kit di scrittura per giocare con i vostri bimbi in italiano, lo potete trovare alla pagina Materiali nella Valigia dello scrittore, oppure cliccate su questo link: kit di scrittura. Il kit è indicato per bimbi che stanno imparando a scrivere (4/6 anni).

 

Frankenstein

Frankenstein-walking-2A scuola, la scrittrice grande ha imparato un gioco utilizzato dall’insegnante per aiutare un nuovo alunno a conoscere i suoi compagni.
I bambini si mettono in cerchio, uno in mezzo è Frankenstein e deve camminare con le braccia allungate in avanti, le gambe larghe e i passi stentati come il mostro. Si parte dicendo il nome di un bambino e Frankenstein deve dirigersi verso quel bambino che deve dire il nome di un altro prima di essere toccato, così Frankenstein dovrà dirigersi verso il nuovo bambino che velocemente dovrà dire il nome di un altro ancora prima di essere toccato da Frankenstein e così via.

Noi, ieri sera, prima di andare a dormire, lo abbiamo trasformato in un gioco divertente (che ha ritardato l’ora della nanna, of course!) ma che ci ha permesso di passare un quarto d’ora allegro e…istruttivo!

Sì, perché con questo gioco abbiamo

  • usato e allargato il nostro vocabolario di parole italiane per gli oggetti nella camera
  • allenato e velocizzato la prontezza  nell’uso di vocaboli italiani

Il gioco

A turno, uno di noi era Frankenstein e un altro doveva nominare degli oggetti nella camera che Frankenstein doveva provare a toccare, ma appena si avvicinava all’oggetto nominato, bisognava subito dirne un altro.

I vocaboli

La cosa che è risultata subito difficile per la scrittrice grande e lo scrittore, era riuscire a nominare gli oggetti: come si dice pencil case? E globe? E shelf? Insomma, non che non conoscano queste parole (almeno non tutte) il problema è che è proprio difficile dirle velocemente, scegliere l’oggetto lontano da Frankenstein in modo da avere tempo di pensarne subito dopo un altro. Abbaimo dovuto riprovare più volte prima di scoprire il trucco, ovvero osservare bene gli oggetti e la loro posizione, scovare alcuni oggetti negli angoli e distanti fra di loro e altenare il nome di oggetti in posizioni molto distanti fra loro. Nonostante queste tecniche, a un certo punto del gioco diventa comunque difficile riuscire a mantenere il ritmo elevato e Frankenstein riesce a raggiungere e toccare gli oggetti.

Il divertimento

La parte più divertente è stato accorgersi di quanto difficile è chiamare le cose con il proprio nome, collegare velocemente l’osservazione dell’oggetto con la parola da utilizzare. Questo ha creato momenti divertenti con l’invenzione di nomi mezzi italiani e mezzi inglesi (come globo per mappamondo) oppure l’utilizzo di un nome per indicare un oggetto che veniva poi frainteso o scambiato per un altro. Insomma, ci siamo fatti un po’ di risate.

Estensione

Oggi, proveremo a giocare a Frankenstein in ambienti diversi, in modo da estendere il nostro vocabolario e la nostra velocità a “chiamare gli oggetti”  in ambienti diversi: la cucina, il giardino, il garage, la strada, il parc0 giochi.

Vi è mai capitato di improvvisare un gioco che funziona , coinvolge tutti e insieme a un po’ di divertimento, porta un inaspettato esercizio nell’uso della lingua? A volte queste cose sono estemporanee ed efficaci, lasciando tutti soddisfatti….con il minimo impegno! 

Di trampolini…e altre storie

Con il trampolino, abbiamo quindi provato a inventare storie.

La scrittrice grande ha proposto di utilizzare le lettere che formano la parola trampolino per comporre una breve storia. Ed ecco cosa ne è uscito:

trampolino

In realtà, ho corretto su richiesta della scrittrice grande alcuni errori: aqua, piacieva, addesso, qualche accento. Potete notare gli inglesismi…aspettando, l’uso del gerundio come traduzione della forma in ing. Questa volta lo spunto ha funzionato. La scrittrice grande si è divertita a inventare una breve storia e ai due scrittori piccoli è piaciuta.

Mi piacerebbe trasformare questa piccola attività in un kit di scrittura per bimbi più grandicelli. Potrebbe essere un tipo di attività che vorreste poter sviluppare con i vostri bimbi bilingui? Avete per caso qualche esperienza da raccontarmi che partendo da uno spunto semplice (un gioco, una gita, un’attività) vi ha condotti a scrivere storie?